Anno Pastorale 2018/2019

 

DIOCESI DI AVERSA

Parrocchia Santa Maria a Piazza

Anno Pastorale 2018/2019

Una generazione narra all’altra

“Per far conoscere agli uomini le tue imprese e la splendida gloria del tuo regno”

(Sal 145, 4.12)

Parrocchia, Missione, Catechesi

Il tema proposto per il nuovo anno pastorale, è sulla scia degli anni precedenti, che erano incentrati sul dialogo tra generazioni, questo anno avrà un taglio puramente missionario. La narrazione tra le generazioni ha un contenuto, non è una semplice chiacchierata, che pure serve, ma deve rivolgersi agli uomini e alle donne del nostro tempo, per offrigli la salvezza, che viene dall’amore di Gesù Cristo.

Il versetto 12 del Salmo 145 “Per far conoscere agli uomini le tue imprese e la splendida gloria del tuo regno”  ci invita a far conoscere le imprese del Signore, i destinatari sono gli uomini, con i loro carichi di difficoltà e di miserie, e nelle gioie e nei dolori della vita. In queste imprese del Signore c’è anche la nostra conversione, che è conseguenza di quanto Egli ha operato in noi, e così dando testimonianza con la nostra vita, noi annunciamo e partecipiamo agli altri la nostra esperienza di contemplazione della gloria del Regno di Dio.

Il vangelo ci impegna alla coerenza, ognuno di noi ha una chiamata e una missione da compiere, per questo non ci scoraggiamo di fronte alle difficoltà, che incontriamo sul nostro cammino.

I tre sottotitoli proposti dal Vescovo, indicano gli ambiti, e aggiungerei lo stile di vita che dobbiamo assumere, il modo per essere cristiani:

  • Parrocchia: indica lo stare tra le case, dobbiamo abitare i luoghi della storia, cioè di quegli ambiti di vita in cui viviamo: Affettività (famiglia, amici, gruppo parrocchiale) Lavoro e Festa, Fragilità (ludopatie, malattia, sofferenze morali e spirituali), Tradizione (no tradizionalismi) e Cittadinanza (politica e cultura, problemi sociali), il documento consegnato come traccia di studio per il nuovo anno pastorale, deve diventare la nostra mappa di orientamento, la nostra traccia per arrivare al Tesoro.
  • Missione: siamo missionari, siamo chiamati all’azione per la Chiesa, non dobbiamo chiuderci nelle nostre “quattro mura” rassicuranti, è necessario confrontarci con il mondo che ci circonda.
  • Catechesi: evidenzia la formazione e l’aggiornamento di tutti gli operatori pastorali e di coloro che frequentano le attività nei gruppi, comunità e associazioni, i nostri incontri di catechesi non possono essere bypassati, dobbiamo nutrire le nostre anime con la Parola di Dio, e approfondire temi di attualità, che leggeremo alla luce della fede nel Signore Gesù Cristo.

Il nostro Vescovo Angelo ha indicato le attività per tutta la Diocesi, e che vivremo nelle seguenti date

  • 15 settembre 2018 – giornata del creato
  • 18 novembre – giornata del povero
  • 3 – 10 febbraio 2019 settimana per la vita
  • Maggio 2019 Festa dei popoli

Parrocchia – Liturgia

La comunità si incontra per vivere la celebrazione dei sacramenti e degli altri momenti di preghiera, essa rende visibile quella Chiesa  “che, è in Cristo in qualche modo il sacramento, ossia il segno e lo strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano” (LG 1), come una famiglia che si incontra nella festa e in altre ricorrenze, così noi ci incontriamo nel giorno del Signore per celebrare i divini misteri, insieme ai nostri fratelli e sorelle.

“La parrocchia è una comunità di fedeli nella Chiesa particolare, di cui è «come una cellula», a cui appartengono i battezzati nella Chiesa cattolica che dimorano in un determinato territorio, senza esclusione di nessuno, senza possibilità di elitarismo. In essa si vivono rapporti di prossimità, con vincoli concreti di conoscenza e di amore, e si accede ai doni sacramentali, al cui centro è l’Eucaristia; ma ci si fa anche carico degli abitanti di tutto il territorio, sentendosi mandati a tutti. Si può decisamente parlare di comunità “cattolica”, secondo l’etimologia di questa parola: “di tutti. Più che di “parrocchia” dovremmo parlare di “parrocchie”: la parrocchia infatti non è mai una realtà a sé, ed è impossibile pensarla se non nella comunione della Chiesa particolare. Di qui un ulteriore indirizzo per il suo rinnovamento missionario: valorizzare i legami che esprimono il riferimento al vescovo e l’appartenenza alla diocesi. È in gioco l’inserimento di ogni parrocchia nella pastorale diocesana. Alla base di tutto sta la coscienza che i parroci e tutti i sacerdoti devono avere di far parte dell’unico presbiterio della diocesi e quindi il sentirsi responsabili con il vescovo di tutta la Chiesa particolare, rifuggendo da autonomie e protagonismi. La stessa prospettiva di effettiva comunione è chiesta a religiosi e religiose, ai laici appartenenti alle varie aggregazioni”. (Dal Documento Cei: Il Volto Missionario della Parrocchia in un mondo che cambia)

Partendo dal documento dei Vescovi: Come vogliamo essere parrocchia? Quale difficoltà incontriamo in noi stessi?  Quale difficoltà incontriamo dagli altri? Quali proposte per abbattere le mura di separazione, che si sono frapposti fra di noi, e il resto del popolo?

Missione – Carità

La Chiesa è missionaria, sono anni che sentiamo questa affermazione, credo sia giunto il momento di uscire per andare verso i nostri fratelli e sorelle, la parrocchia è un territorio, quindi c’è uno spazio da abitare, da vivere e da valorizzare, in questi anni abbiamo cercato di essere presenti nelle famiglie con varie iniziative, siamo andati nei parchi per le celebrazioni delle messe, abbiamo visitato gli ammalati, curato le famiglie in difficoltà, abbiamo tenuto le catechesi nelle famiglie per il periodo di avvento. Dobbiamo creare una rete di contatti, che permetta di coinvolgere tutti alle attività parrocchiali.

“… La parrocchia si trova minacciata da due possibili derive: da una parte la spinta a fare della parrocchia una comunità “autoreferenziale”, in cui ci si accontenta di trovarsi bene insieme, coltivando rapporti ravvicinati e rassicuranti; dall’altra la percezione della parrocchia come “centro di servizi” per l’amministrazione dei sacramenti, che dà per scontata la fede in quanti li richiedono. La consapevolezza del rischio non ci fa pessimisti: la parrocchia nel passato ha saputo affrontare i cambiamenti mantenendo intatta l’istanza centrale di comunicare la fede al popolo. Ciò tuttavia non è sufficiente ad assicurarci che anche nel futuro essa sarà in grado di essere concretamente missionaria.

Perché ciò accada, dobbiamo affrontare alcuni snodi essenziali. Il primo riguarda il carattere della parrocchia come figura di Chiesa radicata in un luogo: come intercettare “a partire dalla parrocchia” i nuovi “luoghi” dell’esperienza umana, così diffusi e dispersi? Altrettanto ci interroga la connotazione della parrocchia come figura di Chiesa vicina alla vita della gente: come accogliere e accompagnare le persone, tessendo trame di solidarietà in nome di un Vangelo di verità e di carità, in un contesto di complessità sociale crescente? E ancora, la parrocchia è figura di Chiesa semplice e umile, porta di accesso al Vangelo per tutti: in una società pluralista, come far sì che la sua “debolezza” aggregativa non determini una fragilità della proposta? E, infine, la parrocchia è figura di Chiesa di popolo, avamposto della Chiesa verso ogni situazione umana, strumento di integrazione, punto di partenza per percorsi più esigenti: ma come sfuggire al pericolo di ridursi a gestire il folklore religioso o il bisogno di sacro? Su questi interrogativi dobbiamo misurarci per riposizionare la parrocchia in un orizzonte più spiccatamente missionario. (Documento CEI)

Catechesi – Formazione

La formazione è un dovere per chi annuncia il Vangelo, non possiamo sentirci formati e finiti, i nostri vescovi scrivono: “ «Cristiani non si nasce, si diventa», ha scritto Tertulliano. È un’affermazione particolarmente attuale, perché oggi siamo in mezzo a pervasivi processi di scristianizzazione, che generano indifferenza e agnosticismo. I consueti percorsi di trasmissione della fede risultano in non pochi casi impraticabili.

Non si può più dare per scontato che si sappia chi è Gesù Cristo, che si conosca il Vangelo, che si abbia una qualche esperienza di Chiesa. Vale per fanciulli, ragazzi, giovani e adulti; vale per la nostra gente e, ovviamente, per tanti immigrati, provenienti da altre culture e religioni. C’è bisogno di un rinnovato primo annuncio della fede. È compito della Chiesa in quanto tale, e ricade su ogni cristiano, discepolo e quindi testimone di Cristo; tocca in modo particolare le parrocchie. Di primo annuncio vanno innervate tutte le azioni pastorali.

Occorre incrementare la dimensione dell’accoglienza, caratteristica di sempre delle nostre parrocchie: tutti devono trovare nella parrocchia una porta aperta nei momenti difficili o gioiosi della vita. L’accoglienza, cordiale e gratuita, è la condizione prima di ogni evangelizzazione. Su di essa deve innestarsi l’annuncio, fatto di parola amichevole e, in tempi e modi opportuni, di esplicita presentazione di Cristo, Salvatore del mondo. Per l’evangelizzazione è essenziale la comunicazione della fede da credente a credente, da persona a persona. Ricordare a ogni cristiano questo compito e prepararlo ad esso è oggi un dovere primario della parrocchia, in particolare educando all’ascolto della parola di Dio, con l’assidua lettura della Bibbia nella fede della Chiesa. Abbiamo scritto negli orientamenti pastorali per questo decennio: «Non ci stancheremo di ribadire questa fonte da cui tutto scaturisce nelle nostre vite: “la parola di Dio viva ed eterna” (1Pt 1,23)».” (Documento CEI)

 La catechesi non è annuncio di un contenuto, non è una lezione di teologia, non è una conferenza di argomenti vari, è la comunicazione della Parola di Dio, del Verbo fatto Carne, della Persona di Gesù Cristo.

La Parola di Dio va incarnata, significa adattata ai destinatari per essere compresa, ma prima ancora deve essere compresa dai catechisti.

L’iniziazione Cristiana (Battesimo – Cresima – Eucarestia) deve presentare Gesù, i metodi che utilizziamo, sono a discrezione del catechista, ma daranno frutti se coinvolgono i destinatari. I bambini vengono per fare un’esperienza di Chiesa, dovrebbero sentire la gioia di partecipare agli incontri, un buon metodo è la rappresentazione delle scene del Vangelo, che crea dinamiche di confronto e di riflessione, così da imprimere meglio il messaggio del Vangelo. I ragazzi e i giovani sentono il bisogno di essere ascoltati e sostenuti, aprirsi al dialogo permette una maggiore crescita nella vita e nella fede.

Altrettanto dobbiamo porci in ascolto degli adulti, i quali hanno bisogno di incontrare Gesù, la preghiera (adorazione comunitaria, celebrazione della messa, etc) e gli incontri di catechesi e di formazione hanno lo scopo di educare coloro che sono gli educatori degli altri.

Vi auguro un proficuo anno pastorale, che porti frutti per il Regno dei cieli a gloria di Dio.

Aversa, 30 Settembre 2018                                                             Il Parroco                                                                                                                                     Don Gaetano Rosiello

 

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