Anno Pastorale 2019/2020

I Assemblea Parrocchiale

10 ottobre 2019

Carissimi fratelli e sorelle,

vi ringrazio della vostra presenza questa sera, è motivo di gioia poterci incontrare in questa Chiesa, che ciascuno di voi sente come luogo della propria crescita umana e cristiana.

Perché un assemblea parrocchiale?

La parrocchia non è certamente un “condominio”, ma è luogo di incontro con il Signore, il quale ha detto Dove due o tre sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a voi.

Ho sentito l’esigenza di convocarvi, per vedervi tutti insieme in un solo giorno, e poter guardare le persone che appartengono a Santa Maria a Piazza, molti di voi si conoscono da molti anni, io sono qui da Sette anni, posso dire che è una buona parte di cammino.

Mancava alla nostra comunità parrocchiale un evento che ci aggreghi, e ci riunisca senza distintivi, ma che evidenzi la Fede nel Signore Gesù Cristo, vissuta nella Comunità Parrocchiale di Santa Maria a Piazza, spero che questo possa diventare una tradizione della nostra parrocchia.

Il nuovo anno pastorale 2019/2020 è iniziato, volendo seguire le indicazioni di Papa Francesco, che ha indetto per questo mese di Ottobre 2019 un Mese Missionario Straordinario, in occasione del centenario della Lettera Apostolica Maximum Illud di Papa Benedetto XV sulla evangelizzazione della chiesa.

Quando si parla di missione, spesso intendiamo una realtà rivolta ai paesi lontani dalla nostra terra, ma ci accorgiamo sempre di più, che il nostro territorio è terra di missione, e la missione è parte integrante del nostro essere cristiani. Ogni battezzato è un inviato di Dio, nessuno si può esimere dell’essere missionario, allora è giunto il momento, di prendere la consapevolezza di questo nostro carattere cristiano, ed iniziare ad approfondire il nostro carisma.

La nostra comunità parrocchiale esige un radicale cambiamento, che passa attraverso la nostra conversione al Signore, per un autentico servizio a Dio e ai fratelli e sorelle.

Siamo in un tempo che non è un’epoca di cambiamento ma un cambiamento d’epoca, come Papa Francesco ha detto al Convegno Ecclesiale di Firenze nel 2015:

“Si può dire che oggi non viviamo un’epoca di cambiamento quanto un cambiamento d’epoca. Le situazioni che viviamo oggi pongono dunque sfide nuove che per noi a volte sono persino difficili da comprendere. Questo nostro tempo richiede di vivere i problemi come sfide e non come ostacoli: il Signore è attivo e all’opera nel mondo. Voi, dunque, uscite per le strade e andate ai crocicchi: tutti quelli che troverete, chiamateli, nessuno escluso (cfr Mt 22,9). Soprattutto accompagnate chi è rimasto al bordo della strada, «zoppi, storpi, ciechi, sordi» (Mt 15,30). Dovunque voi siate, non costruite mai muri né frontiere, ma piazze e ospedali da campo”.

Le sfide nuove le incontriamo ogni giorno, sono difficili da comprendere, ma non impossibili da risolvere, la soluzione è il Vangelo, che abbiamo ricevuto quando siamo stati immersi nella Santissima Trinità, e siamo diventati Figli di Dio. Avere la fede nel Signore, che opera nel mondo ed è attivo, ci spinge ad operare e a non restare inermi nella nostra parrocchia.

L’impresa è ardua, è come salire una montagna, ma alla fine della salita la bellezza del panorama è da mozzafiato, siamo chiamati ad incamminarci tutti insieme, per raggiungere la meta posta innanzi.

I punti che dobbiamo realizzare nel nostro cammino di Cristiani:

  • la Costruzione della Fraternità
  • la Carità e la Profezia
  • la centralità della Parola
  • la Trasmissione
  • la Responsabilità
  • la Liturgia

La Costruzione della Fraternità

Un Primo punto da realizzare è la Fraternità, essa è un percorso ampio e lento, ma deve essere il primo obbiettivo di tutta la comunità; se non cresciamo in fraternità ogni nostro sforzo è reso sterile e facendo perdere il fascino alla missione di annunciare il Cristo Redentore dell’umanità.

Don Giuliano Zanchi, autore del libro “Rimessi in Viaggio: Immagini da una Chiesa che verrà” scrive:

“La fraternità cristiana come annuncio evangelico non si edifica sulle affinità elettive e sulla selezione dei simili. Essa è piuttosto convocazione dei differenti. Nella costante dialettica delle posizioni, nell’instancabile attitudine alla condivisione, nella coraggiosa esperienza del perdono. Nella fraternità non ci si sceglie, ci si trova. Per questo la fraternità deve darsi come quotidiano laboratorio di umanità in vista del Regno. La fraternità comunitaria dei cristiani deve essere sacramento e appello dell’universale comunione dell’umanità. Lo stare insieme dei cristiani anticipa e annuncia il dover stare insieme di tutta l’umanità. Naturalmente non si tratta di vivere fisicamente insieme.”

Don Zanchi continua scrivendo: “Dalla qualità di questo primo spazio fraterno dipende molto infatti della capacità che una comunità può possedere per tenere le fila di una fraternità più ampia, quella che tiene legati gli anelli concentrici di assidui, saltuari, occasionali, frequentatori più o meno fedeli, insomma tutte quelle persone che stanno nell’orbita della liturgia e della vita parrocchiale secondo tempi, modalità e intensità anche molto diverse. Su di loro lo sguardo delle attese pastorali deve cambiare molto”.

I “cristiani della domenica” non sono meno cristiani di coloro che rendono un servizio in parrocchia, sono fratelli e sorelle nella fede, e destinatari come noi del messaggio di salvezza e di amore, anche loro sono da inserire come fraternità.

La fraternità che si incontra porta anche il nome di Carità, ogni bisogno umano è missione della Chiesa: “Questo principio della fraternità, che in qualche modo esce dai confini della comunità, che non si ferma alla reciprocità interna del vincolo ecclesiale, nella nostra cultura cristiana ha sempre preso il nome di «carità»”. (Zanchi)

Carità e Profezia

Il primo criterio è che nella Carità si esprime la natura profetica della fraternità cristiana e il secondo punto la carità è semplicemente segno.

“La profezia della carità sta nel vedere prima di tutti dove la realtà assegna un compito alla responsabilità di tutti. La sapienza cristiana possiede su questo sensori infallibili. La carità dunque, anche quella delle più piccole comunità cristiane, vede necessità cui nessuno fa caso. Soccorre i bisogni dimenticati e provvede alle emergenze disertate. Lo fa anzitutto per alzare alte mura di protezione attorno alla dignità compromessa di chi per tante ragioni è diventato più fragile e vulnerabile”.

“Il secondo criterio specifico della carità cristiana, profondamente legato al primo, sta nel suo essere semplicemente un segno. L’azione con cui la carità dei cristiani incontra il bisogno non ha la pretesa di risolvere i problemi. Deve con scrupolo evitare il ruolo della supplenza sociale, che può anche indurre a un improprio senso di presunzione. Deve anzi sollecitare l’attivazione delle previste responsabilità politiche che la società è tenuta a garantire in risposta agli scompensi strutturali che stanno all’origine delle marginalità”. (Don Zanchi)

Avere cura dell’altro è missione di tutti i cristiani, soccorrere i bisogni significa proteggere coloro che sono più deboli e restono invisibili alla società. Non siamo operatori sociali, ma inviati dal Padre per mezzo del Figlio nello Spirito Santo.

La centralità della Parola

Questa sera abbiamo intronizzato la Bibbia come centro della nostra preghiera e riflessione.

In questi anni abbiamo sensibilizzato molto l’ascolto della Parola di Dio, attraverso un corso biblico, che ha permesso di avere un sguardo generale sulla Bibbia, anche la lectio divina, ci ha avvicinati al testo Sacro, per ascoltare ciò che Dio dice a ciascuno di noi, e si è organizzato una turnazione dei lettori nelle varie messe domenicali e festive, per prepararsi alla proclamazione, anche le catechesi nei periodi forti e le omelie nelle messe hanno contribuito alla meditazione della Sacra Scrittura. Tutto ciò non basta, dobbiamo impegnarci di più, e prendere coscienza della nostra considerazione della Parola di Dio.

Lo scopo della centralità della Parola è la vita fraterna, siamo Chiesa quando riconosciamo che siamo stati convocati da Dio, per ascoltare la sua Parola, che è la vita di Gesù.

La Parola ci sollecita a raccoglierci nello spirito di comunione, ogni divisione o discordia è segno di chi non ascolta l’Altro, dobbiamo dare l’esempio a tutti coloro che incontriamo, non per metterci in mostra, ma per rendere a Dio gloria e lode, Gesù nel vangelo secondo Matteo dice: “Voi siete la luce del mondo …, risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli” (5,14a.16).

Una certa discontinuità si è verificata in questi anni, a cominciare dal corso biblico che non è stato più proposto, al quale dobbiamo ritagliare un tempo adeguato, e alla disattenzione per la formazione di coloro che leggono la Parola di Dio nella messe domenicali, leggere dall’ambone non è un obbligo, chi presta questo servizio deve “proclamare” la Parola, perché risuoni nei propri cuori e aiuti l’Assemblea a pregare, non basta una preparazione remota, bisogna meditare la Sacra Scrittura facendola propria, il lettore o la lettrice che proclama bene, aiuta anche il predicatore nell’omelia.

È giunto il tempo di creare il gruppo lettori, che si incontri periodicamente e si prepari per la liturgia domenicale.

Comprendere le Scritture

Dobbiamo rendere la Parola come un fuoco nelle case, abbiamo posto la Parola al centro del nostro cenacolo, davanti al Santissimo Sacramento. La centralità del leggio invita tante persone, le quali si fermano per leggere un passo biblico, che possa indirizzare la propria giornata, facendo attenzione che non bisogna cadere nella tentazione di cercare risposte facili alle nostre domande, spesso si apre la Bibbia come un libro magico, affinché dia responsi alle nostre situazioni, Dio parla a coloro che ascoltano, non parla a casaccio!

La Trasmissione – Uscire da un cristianesimo infantile

Un’analisi sulla fede vissuta oggi è alquanto necessaria, i dati dei vari sondaggi e studi di statistica sono allarmanti, si vive un cristianesimo pieno di superstizioni, di credulità senza interrogativi e di attaccamenti a tradizioni deviate dal fondamento originario. Abbiamo bisogno di formare cristiani adulti, che sappiano non tanto la teologia, ma che vivano di Cristo, e decidano per la loro vita, partendo dai valori del bene comune e mai per interesse di parte. 

Il dialogo aperto con la cultura odierna è urgente, la nostra formazione pregressa è poco adatta, forse addirittura mostra un certa stanchezza, non possiamo concentrare tutte le nostre attenzioni sui bambini (che cominciano a scarseggiare, a causa di tanti fattori!), non è questione di restyling (rinnovamento) dei metodi, dobbiamo chiederci che cosa vuol dire introdurre un bambino nella vita cristiana.

Generare il cristiano adulto è la vera e prima missione, dall’adulto i bambini apprendono tutto quanto, dagli atteggiamenti alle parole, dal comportamento al modo di pensare, è una responsabilità che dobbiamo assumerci in tutte le componenti della comunità parrocchiale.

“Le nostre comunità mancano della figura di un cristianesimo adulto e maturo, la cui compiuta coscienza sia anche il frutto di una visione teologica minimamente credibile, capace di affrontare il compito della sfida ermeneutica, fuori dal guscio della convenzione devota o del racconto dogmatico, da tutto il loro ambiguo tepore e dalla loro soffocante prudenza. Il cristiano adulto che deve tornare a popolare le nostre comunità ha soprattutto il profilo del credente laico, che va urgentemente sottratto alla sua condizione di minorità, ed equipaggiato al più presto di una solida coscienza religiosa, perché nel vivo della sua esistenza secolare possa dare al Vangelo una figura pratica e reale, che non sia quella del distacco ‘religioso’ dalle cose del mondo”. (don Zanchi)

Il pensiero della cultura umana non ci deve spaventare, abbiamo urgente bisogno di riformulare tutto lo splendore dell’umanesimo cristiano, non possiamo chiuderci al mondo, il dialogo su tematiche attuali non si risolvono in dottrine e dogmatismi, in discussione non è la Verginità di Maria o la Santissima Trinità, ma ci sono temi e domande che altre realtà stanno provvedendo a rispondere, e noi cristiani che facciamo? Non ci lasciamo coinvolgere, perché sembriamo senza risposte, e restiamo indifferenti.

“La fragile fiamma dell’annuncio evangelico non può ardere senza l’ossigeno della cultura. Rimane lo stoppino annerito della convenzione religiosa. Le forme storiche della cultura hanno sempre aiutato i cristiani a comprendere più a fondo il Vangelo. Si potrebbe persino dire che, da sempre, il compito pastorale in quanto tale consiste in un permanente lavoro di mediazione culturale del Vangelo. Il lavoro pastorale è quello che cerca e inventa le forme pratiche mediante le quali il Vangelo può essere vissuto in un certo contesto umano. Il rapporto della fede cristiana con la cultura degli uomini non è semplicemente questione di una più efficace divulgazione delle nostre convinzioni religiose”. (Zanchi)

La pastorale come cultura è un obbiettivo da realizzare nella nostra comunità parrocchiale, la quale è titolare di un valore storico, artistico, architettonico tra i più importanti della Città e dell’intera Diocesi, e per questo motivo sento il bisogno di un confronto aperto e sincero, abbiamo necessità di persone che possano rilanciare questo aspetto, voglio creare una Consulta Culturale, composta da persone qualificate e disponibili alla promozione dei valori umani e cristiani.

Tenendo presente che: Nelle nostre comunità l’attenzione alla cultura viene nella norma irrisa come una dimensione elitaria e marginale molto lontana da un sano e concreto vangare nella vigna del Signore. Forse perché si pensa alla cultura come lo spazio elitario di un sapere accademico. Non invece quell’insieme di pratiche e di parole, di modi di dire e di modi di fare, mediante i quali gli esseri umani, in forme sempre anche molto fluide, danno senso alle esperienze elementari della vita. (Zanchi)

Ponendo attenzione che non vogliamo dispute accademiche, battaglie culturali o contese pubbliche, ma discernere questo tempo, e incontrare persone nei loro “transiti” esistenziali (Battesimo, comunione, matrimoni, esequie), ci vuole ascolto e competenza. Il dialogo non è polemica, perderemmo in partenza, ma stare accanto alle persone, non abbiamo la ricetta in tasca che vale per tutti, dobbiamo imparare ad accompagnare le persone, non facciamo dei proseliti!

La Responsabilità

Quando si parla di responsabilità, solitamente pensiamo a chi deve comandare e decidere, in parte è così, nella comunità parrocchiale questo compito è prettamente di coloro che sono stati ordinati, il Presbitero Parroco, il Presbitero Collaboratore e il Diacono hanno i “munera (doveri)” che vengono dal sacramento dell’Ordine. Can. 129 – §1. Sono abili alla potestà di governo, che propriamente è nella Chiesa per istituzione divina e viene denominata anche potestà di giurisdizione, coloro che sono insigniti dell’ordine sacro, a norma delle disposizioni del diritto.

il secondo comma del canone suddetto dice:

§2. Nell’esercizio della medesima potestà, i fedeli laici possono cooperare a norma del diritto.

Non è un voler scaricare sui i laici le competenze dirette dei ministri sacri, né clericalizzare i battezzati collaboratori, ognuno deve adempiere la propria vocazione, e rendere a meglio la propria collaborazione.

Il Consiglio Pastorale Parrocchiale e il Consiglio per gli affari economici hanno la funzione consultiva, e aiutano a cooperare le varie attività parrocchiali.

La Liturgia

La liturgia manifesta pienamente la comunità cristiana, dice Zanchi: Basta vedere un’assemblea raccolta durante la messa per capire come in quella comunità viene vissuto il Vangelo: quale sensibilità prevale, quali relazioni si attivano, quale temperatura fraterna si manifesta, quale stile, quale cura, quale sguardo sul mondo. In questo senso la liturgia è sempre profondamente vera. Esprime in modo trasparente la qualità delle relazioni che sono in atto. La liturgia, anche senza volerlo, funziona come punto di arrivo di tutti i cammini comunitari.

La cura per l’assemblea liturgica deve stimolare ciascuno di noi: Per coloro che sono entrati in profondità nel senso della vita cristiana quello della liturgia è un momento bellissimo, specialmente se è preparata bene, con la sapienza di chi ha capito come funzionano i segni, come per toccarci in profondità essi devono essere semplici e veri. Quando si celebra bene si sente che è proprio bello stare insieme da cristiani. (Zanchi)

Le nostre assemblee liturgiche devono risplendere per decoro e partecipazione, perché “Nell’assemblea liturgica i credenti riconoscono che Gesù è vivo e presente, raduna la comunità, la presiede e le parla. La liturgia è perciò il luogo nel quale l’atto della fede diventa più diretto e più esplicito, quello nel quale ognuno può «riconoscere» il Signore e credere nella sua parola. Per questa ragione celebrare l’eucarestia del Signore è il momento più alto di quella costruzione della fraternità che rende visibile il Vangelo. È la sua fonte e il suo approdo.

Ma proprio per questo la cura della liturgia è uno dei compiti fondamentali della comunità.”

Una formazione liturgica ampia, ci permetterebbe di migliorare la nostra vita comunitaria, e avendo la possibilità di una qualificata presenza in mezzo a noi, nella persona di Don Pietro, dovremmo tutti sentire il bisogno di aggiornare, se non addirittura scoprire quanto la liturgia possa farci vivere la fraternità tra di noi.

Queste proposte di riflessione ci devono stimolare al passo decisivo della nostra vita, non possiamo più stare a guardare, la missione è impellente, vorrei che accoglieste pienamente e con convinzione questo invito, non è tempo di rimpiangere il passato, dobbiamo rimboccarci le maniche e lavorare insieme per la stessa meta.

Costruire è faticoso, ci vuole molto tempo, non ci capiranno, le persone non hanno fede, questi possono essere i vostri pensieri o altri del genere, se ci impegniamo, riusciremo a vedere l’alba di qualcosa di grande, forse non vedremo realizzato tutto, ma il buon Dio avrà gioia per noi, perché non ci siamo lasciati scoraggiare, ma abbiamo avuto fiducia in Lui e siamo cresciuti nell’amore gli uni per gli altri.

                                                                      Il Parroco

Don Gaetano Rosiello

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